Il miraggio della Muay Thai olimpica

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La settimana scorsa dopo il comunicato stampa divulgato da IFMA e titolato “IFMA Granted Full Recognition at 138th IOC Session in Tokyo”, i social sono stati invasi da infinite dichiarazioni che, in buona fede per lo più, si felicitano per un ipotetico ingresso della Muay Thai ai giochi olimpici. Il comunicato stampa in realtà è molto chiaro dal punto di vista verbale, infatti dice: “IFMA ha ottenuto il pieno riconoscimento alla 138a sessione del CIO a Tokyo” . Ma gli esperti di marketing sanno bene che la parte verbale delle comunicazioni nulla può contro la comunicazione non verbale. Da quanto scrive IFMA è chiaro che si tratta solo del riconoscimento. Però in molte bacheche sui social, si vanta già la Muay Thai come se fosse Sport olimpico davvero. I tecnici si pronunciano in video sui ritmi diversi e si fantastica al punto che ci si divide anche tra chi è favorevole e chi, come i ‘puristi’, non lo è, temendo che la Muay Thai ‘vera’ professionistica, ne possa uscire danneggiata e castrata.

Quindi gli step per diventare disciplina olimpica ufficiale sono i seguenti:

  • Avere i requisiti per diventare sport olimpico, principale dei quali, essere praticato diffusamente in almeno 75 nazioni di almeno 4 continenti ecc.
  • Avere il riconoscimento del CIO
  • Entrare nella ‘short list’ delle discipline candidate a entrare come disciplina nei prossimi giochi olimpici. Fino al 1992 erano definite discipline ‘dimostrative’, incluse solitamente per promuovere uno sport non olimpico,popolare nella nazione ospitante
  • Gareggiare in una edizione dei giochi, per capirci apparire come nuovo sport, quello che era ‘sport dimostrativo’ per intenderci. Un esempio è il Karate WKF nei giochi di quest’anno a Tokyo, che comunque NON è stato confermato per i giochi di Parigi 2024.

Infine :

  • Gareggiare come sport olimpico ufficiale, come ad esempio il Judo, che 1964 in Giappone entrò come sport dimostrativo e seppur non confermato nel 1968 in Messico,  divenne ufficiale nel 1972 a Monaco di Baviera  e poi rimasto tra gli sport olimpici.

Fino all’Olimpiade del 1992 la nazione ospitante proponeva gli sport dimostrativi ma successivamente solo alcuni di questi venivano inseriti tra gli sport olimpici in modo stabile. La differenza ‘sostanziale’ ad oggi è che i nuovi sport che entrano sono trattati come gli sport ufficiali e quindi entrano nel medagliere.

Parlando di Arti Marziali, la scelta di proporre il Judo, fu dettata dal fatto che è uno sport nel quale i nipponici avevano il predominio e le medaglie sarebbero state molto probabili.  Anche il Taekwondo fu presentato come sport dimostrativo, senza assegnazione di medaglie a Seoul nel 1988 ed è ad oggi lo sport da combattimento più diffuso al mondo. E’ disciplina olimpica ufficiale dal 2000 e che vanta 204 nazioni affiliate. La WTF è al 6° posto tra le federazioni olimpiche estive per numero di paesi membri. La stima sui praticanti parla di circa 70 milioni di persone, presenti in tutti i 5 continenti. Nonostante sia così diffuso, le categorie di peso che inizialmente erano 8 sono state poi portate a solo 4 (-58 kg, -68 kg, -80 kg, +80 kg. Per le donne: -49 kg, -57 kg, -67 kg, +67 kg.) Pensateci quando al peso litigate per 1 kg.!

La successiva modifica da parte del CIO (Comitato Internazionale Olimpico) sulle regole per l’inclusione di nuovi sport nel programma, determina una limitazione del paese ospitante di proporre gli sport, affidando la decisione ad una commissione esterna che valuterà l’inserimento di nuove discipline, che dovranno ottenere un’approvazione non inferiore al 66%. Infatti, il Karate caso emblematico appariva, insieme allo Squash, prescelto inizialmente per entrare alle Olimpiadi di Londra 2012 come sport dimostrativo ma non ottenne il minimo dei voti.  Quattro anni dopo nella sessione CIO di Copenaghen, il Karate fu di nuovo nella short list e in odore di promozione. Ma alla fine passarono Rugby e Golf che andarono a Rio 2016.

Quest’anno, nonostante in genere siano 2 gli sport nuovi, consentitemi di dire in prova, ammessi alle Olimpiadi, per Tokyo 2020 è stata fatta una deroga. La proposta di far entrare 5 sport e non 2, non è tutta merito della commissione CIO, infatti il Giappone, oltre ad aver proposto alla commissione un pacchetto di sport giovani, ha proposto anche di non gravare il costo sul budget del CIO, assumendosene il carico. Il presidente della JKF Takashi Sasagawa, pare abbia contribuito anche con dei fondi.

E’ notizia fresca che i costi hanno sforato di 10 Miliardi di dollari dal budget iniziale portando la spesa a circa 25 M. di dollari.

Nonostante lo sforzo economico il Karate, entrato come 1 dei 5 sport in prova, NON è stato confermato per Parigi 2024 dove gli sport (tra cui dimostrativi e ufficiali) confermati sono: Skateboard, arrampicata sportiva, surf e break dance. 

Quindi l’obiettivo per gli sport appena riconosciuti, cioè kickboxing, Muay Thai e Sambo parrebbe essere il debutto alle Olimpiadi del 2028 a Los Angeles. Forse più realistico per la Kick Boxing che negli USA è molto più diffusa, rispetto alla Muay Thai?

Sono stati fatti circolare ‘rumors’ per cui nel 2032 la Muay Thai dovrebbe entrare nella “short list” perché Bangkok si è candidata per ospitare i giochi.

E probabilmente, come avvenuto con il Karate, il governo tailandese potrebbe essere anche disposto ad intervenire economicamente per facilitarne l’inclusione. Sono voci senza conferme ufficiali, ma poco importa dal momento che Bangkok non è stata scelta, e le olimpiadi del 2032 si faranno a Brisbane.

L’Australia è il paese occidentale più vicino al mondo della Muay Thai di Bangkok e ha un numero di praticanti importante. Per cui è un obbiettivo realistico per la Muay Thai quello di entrare nella ‘short list’ degli sport dimostrativi e magari di avere un aiuto economico da parte della federazione Australiana per ottenere più voti in commissione e fare il suo debutto.  Restiamo nell’ambito delle ipotesi per il momento.

Ricordo che stiamo parlando del 2032, cioè fra 11 anni! Questo significa che gli atleti che ad oggi possono iniziare a mostrare interesse per la Muay Thai olimpica, sono dei bambini! Un atleta che oggi ha 24 anni, nel 2032 ne avrà 35!

C’è da riflettere su questo prima di investire tempo e risorse in un’altra Muay Thai ammaliati dal miraggio olimpico. Perché continuando l’equazione con il Karate, oggi il Karate olimpico è un altro sport dove un atleta che subisce un KO di calcio al viso, vince la medaglia d’ORO (VIDEO). E ancora, se è vero che la Muay Thai olimpica può offrire ai campioni premi economici allettanti e magari un posto fisso nella Arma o in Polizia, ricordiamoci che ciò potrà avverarsi solo se la disciplina diventerà ‘Sport olimpico ufficiale’. Parecchie sono le discipline che sono apparse, anche soltanto una volta e non sono state riconfermate. 

Per completare il quadro e al fine di avere diversi punti di vista sullo status quo della Muay Thai, abbiamo chiesto di esprimersi, ad operatori di settore esperti nel segmento pro e amatoriale, sullo scenario ipotetico dei prossimi 10 anni ed in merito al riconoscimento del CIO come opportunità di crescita per TUTTO il settore della Muay Thai.

Ecco chi sono: 

  • Gabriela Murg,
    Executive VP of Legal and International Affairs at World Muay Federation

    President of European Muay Confederation – E.M.C.
    &
    Antonio Krauss
    General Secretary of W.M.F. 
  • Emmanuele Corti, ex combattente di Muay Thai residente in Tailandia e co-proprietario con la moglie del camp Sitjemam che ha sfornato campioni come l’olandese Marloes Merza e l’italiana Miriam Sabot. In ambito amatoriale, proprio nel mondo IFMA è stato parte del team tecnico della nazionale olandese al campionato mondiale di Bangkok del 2015
  • Didier Le Borgne, come atleta vanta oltre 100 match proveniente dal famoso Brizon Gym un team pioniere nella Muay Thai, tra i primi a combattere in Tailandia già negli anni 80 al Rajadamnern e sul CH7 TV oltre che nelle provincie Tailandesi, coetaneo di Kaman. Nulla di paragonabile alle imprese di Ramon Dekkers, che però arrivò dopo di lui in Tailandia ed ebbe successo appunto negli anni 90. Con una vasta esperienza da allenatore e tecnico, dove vanta un’infinità di angoli ad atleti top di tutto il mondo. Insegna K-1 style, Kick-Boxing, Muay Thai e MMA e da 30 anni collabora con l’Italia dove vive da ormai 15 anni.

Ecco cosa hanno scritto: 

Antonio Krauss e Gabriela Murg hanno rilasciato al seguente dichiarazione: Article Comment

 

Emmanuele Corti

La Muay Thai, assieme a cheerleading, ice stock sports (curling bavarese), lacrosse e non ultima la kickboxing targata WAKO sono state riconosciute definitivamente come sport olimpici dal CIO.

Attenzione: ciò non significa che la muay thai sarà presente alle olimpiadi di Tokyo oppure alle prossime, ma semplicemente che potra’ essere messa in programma in una delle prossime edizioni.

Seppure stiamo parlando della mera possibilità di un futuro inserimento della muay thai da parte di un paese ospitante (da notare che non e’ ancora apparsa agli Asian Games), questo rappresenta una svolta incredibile per la disciplina seppure con luci ed ombre.

Parlando di Thailandia l’amatoriale, qualora diventasse disciplina olimpica, potrebbe fagocitare molti top thai fighters grazie al fatto che potrebbero essere stipendiati dalla marina, esercito o istituzioni simili per far parte del team nazionale ad ambire a grossi premi medaglia ancora più importanti rispetto a quelli già attualmente riconosciuti agli atleti Tailandesi per le medaglie amatoriali IFMA.

La muay thai olimpica potrebbe quindi rappresentare una fonte di reddito più sicuro e costante rispetto agli introiti attuali della muay thai professionistica.

Questo potrebbe generare, grazie all’importante e nuovo giro di cassa, inimmaginabili lotte intestine per ‘accaparrarsi di una ghiotta fetta della torta negli ambiti politico/burocratici ed è facile pensare che questa disciplina potrebbe di fatto arrivare ad essere lo sport olimpico N.ro 1 per la Thailandia.

Per il 5×3 da stadio tradizionale, quindi, potrebbe essere possibile a questo punto che sia già il momento di cantare il de profundis. Non stupirebbe anche se uno stadio come il Lumpini, gestito dall’esercito, fosse riconvertito in un centro federale, tenendo la Muay Thai distaccata dagli altri sport olimpici che stanno di casa al Rajamangala National Stadium (Bang Kapi)

Sicuramente a livello internazionale, qualora veramente iniziassero ad essere una realtà le competizioni olimpiche di Muay Thai, ci sarà un grande sviluppo e IFMA e come successo per la WTF nel Taekwondo, diventerà l’unica federazione amatoriale e il suo standard sarà  universalmente accettato per l’ amatoriale, assorbendo di fatto fuori tutte le altre federazioni concorrenti.

La paura principale degli esperti di Muay Thai di tutto il mondo è che nel futuro per Muay Thai quasi sicuramente si intenderà uno sport che con la Muay Thai che abbiamo vissuto noi c’entrerà ben poco, e nella peggiore delle ipotesi finisca ostaggio di ‘dilettanti’ quarantenni stipendiati da qualche istituto governativo o forza dell’ordine mai divenuti professionisti come tristemente accaduto nel mondo del pugilato italiano.

 

 

Didier Le Borgne

 

Negli ultimi anni la muay thai è molto diversa da quella che praticai io in Thailandia negli anni 80. Non so se è un bene o un male, so che dobbiamo accettare questa evoluzione e crescere insieme alla disciplina. Aggiungo per chiarezza che già 20 anni fa si praticava una muay thai diversa da quella di quando la praticavo io e diversa anche da quella degli anni 60. Personalmente non mi è mai piaciuta la muay thai amatoriale dell’IFMA, parlo del suo aspetto sportivo, ci ho provato ma non sono riuscito a farmela piacere, mi dispiace! Certamente per molti praticanti nel mondo rappresenta un bel veicolo per farsi riconoscere come combattenti e questo, a mio parere è l’unico aspetto positivo. Oggi che la Muay Thai targata ifma sia stata riconosciuta dal CIO è positivo per gli atleti e per le palestre “affiliate” alla ‘santa chiesa’ che rappresenta ifma nel proprio paese e porterà loro, dei benefici. Ma restano ancora le possibili conseguenze negative già sottolineate da Emmanuele Corti nel suo commento. Emmanuele ha anche sollevato l’esempio del pugilato Italiano su cui concordo, però c’è da considerare che i fighters Italiani di buon livello non riescono a vivere di muay thai in Italia, non viene data loro visibilità e le borse rasentano una miseria. Quindi la prospettiva di essere stipendiati certamente è attrattiva per la loro sopravvivenza. E questo potrebbe essere lo stesso per tanti altri paesi. Poi rimane il timore del solito problema della fetta di torta che qualche opportunista, pare dall’atteggiamento, non veda l’ora di accaparrarsi tramite i soliti sporchi giochi federali… non mi stupirebbe affatto che gli atleti restassero ancora a bocca asciutta! Ammetto di essere pessimista riguardo al futuro di questa disciplina ma già da anni sostengo che nel 2030, la muay thai,il K1 e la Kick Boxing professionistica sparirà così come accaduto per il full-contact ai tempi. Resterà in Thailandia perché supportato dalle scommesse e basta. La KB e la MT amatoriale saranno praticate da bambini e i dilettanti. I pro faranno MMA e Boxe, mi dispiace molto fare questa previsione, ma ne sono sicuro perché ad esempio in Francia, l’altro paese dove la muay thai è forte, non si aprono più palestre o team di MT e KB ma se di MMA, e adesso che abbiamo 2 campioni UFC, la tendenza crescerà! Molti atleti di rilievo passano alle MMA, e con loro il loro team e il pubblico di conseguenza. Il processo in Francia è già avviato e prevedo la stessa migrazione verso le MMA anche in Italia. Osservazione d’un osservatore appassionato ma pessimista, lo ribadisco!

 

 

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