Remo Fontana, torinese di 53 anni, ha dedicato (e tuttora dedica) la sua vita alla Muay Thai. Fondatore della storica Thai Boxing School, seminale a livello nazionale per quanto riguarda la diffusione dell’arte marziale thailandese, può vantare di essere stato uno dei primi italiani, o addirittura farang, ad affrontare un viaggio proprio in Thailandia alla ricerca della vera essenza della Muay Thai. Nel 1992: in una Bangkok molto diversa da quella di oggi, in un mondo privo di Internet e la comunicazione facile, in palestre poco avvezze ad avere europei tra le sue file. Lo abbiamo voluto intervistare, per conoscere meglio lui e questa fantastica avventura.
Bene Remo. Innanzitutto, quando hai cominciato a praticare arti mariali o sport da combattimento?
Ho cominciato a praticare Full Contact nel 1986. Ero appena tornato dal servizio di leva, e i miei amici facevano tutti questo sport in palestra. Per non essere da meno, anch’io mi sono iscritto…sinceramente è questo il motivo per il quale ho iniziato! E sinceramente non ero nemmeno poi tanto portato: a quei tempi nelle palestre erano più botte che tecnica. Io non sono mai stato un violento, e pensavo che l’esperienza era destinata a durare poco.
Evidentemente, a giudicare quello che fai oggi, però, è successo qualcosa…
Nel 1989 sono passato alla Kick Boxing, frequentando la Kick Boxing School di Paolo Ferraro. Qua, rispetto la Full Contact, si lavora più coi calci bassi e mi trovo meglio. Partecipo a diverse competizioni con profitto, e risulta che tra il ’91 e il ’92 sono tra i primi 10 in Italia nei 63,5, secondo la rivista “Samurai”. Proprio in quegli anni, però, si comincia a parlare di questa “Muay Thai”. Spinto dalla curiosità per questa nuova disciplina, decido di intraprendere un lungo viaggio verso l’Asia…
In che anno sei partito, in che città hai risieduto e quanto tempo sei stato?
Era il 1992, e mi sono fermato, a Bangkok, all’incirca per un anno.
Oggigiorno molti appassionati e atleti partono per la Thailandia alla ricerca della vera Muay Thai. Al tempo, però, le cose dovevano essere molto diverse. E’ stato facile trovare una palestra adatta a un farang per allenarsi?
Guarda, al tempo trovare informazioni non era facile come oggi, e ho passato il primo mese a cercare, cercare. Alla fine sono approdato in una palestra, che si è rivelata la Sor Ploenchit (un importante camp vivaio, dove crescono i ragazzi che poi vengono “venduti” alle grandi palestre di Bangkok, ndr). Ricordo che quando entrai la prima volta rimasi sconvolto. Era un spazio enorme, con molti sacchi e un ring bellissimo fatto di legno pregiato, addirittura un’area per la meditazione. Mi misero inizialmente coi bambini. Mentre mi allenavo con loro, osservavo il livello degli adulti sul ring e pensavo: <<Credo proprio di essere capitato nel posto sbagliato!>>. Ma ormai non potevo tornare più indietro. Ed è così che è diventata la mia vita.

C’erano anche altri europei lì in palestra, oltre a te?
Mai visti in un anno. Ricordo venne solo la TV francese per fare un servizio.
Al ritorno in Italia, come hai continuato a vivere la Muay Thai, così lontano dalla terra che te l’ha fatta scorrere nelle vene?
Mi sono messo subito a combattere! Ma al tempo di competizioni in Italia ce n’era pochissime, più a livello internazionale. Per portare avanti questa passione ho dovuto cambiare diversi lavori…di certo non riuscivo a campare solo con le borse! Ma poi, nel 1998, sono riuscito ad aprire una palestra tutta mia, la Thai Boxing School.
La Thai Boxing School è una scuola che ha sfornato diversi campioni sia nella Kick che nella Thai…
Per fare alcuni nomi, Paolo Lai, campione europeo, Vittorio Vailatti, Maurizio Murgia, Monica Bocca, tra le prime ragazze, e molti altri che ora su due piedi mi sfuggono. Mathias Gallo Cassarino ha cominciato a praticare la Muay Thai con me, all’età di 6 anni, poiché il padre Roberto cercava qualcuno che insegnasse a Torino la Muay Thai tradizionale (Roberto Cassarino e Remo Fontana si sono conosciuti poiché si allenavano nella stessa palestra, e Roberto vedeva in lui la persona giusta per trasmettere al figlio Mathias la filosofia della vera Muay Thai, ndr). Attualmente seguo Maurizio Balducci, campione italiano di Kick Boxing, e sto cercando di lanciarlo. Anche nella boxe, inoltre, ci siamo tolti delle belle soddisfazioni: nel 2005 siamo stati la prima pugilistica di Torino e la 18esima in Italia.

Ancor oggi ti dedichi all’insegnare sport da combattimento. Come vedi cambiato negli ultimi anni questo mondo che ormai conosci benissimo?
Ho uno spazio in affitto a Pino Torinese, dove svolgo lezioni per adulti e bambini, più lezioni private. Oltre alla Muay Thai e la Kick, sono anche maestro di Boxe. E’ diventato comunque molto duro vivere solo di questo. Solo 10, 15 anni fa gli atleti di borsa riuscivano a prendere anche 150 euro….mentre oggi nella busta trovano solo 25 euro. E’ un problema per chi combatte, ma anche per chi insegna. Di conseguenza l’anima commerciale si è fatta strada anche in queste palestre.
Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi ragazzi, prima di affrontare un combattimento?
Il match è uno show, deve divertire! Devi giocarci con l’avversario, perché in realtà il tuo vero avversario sei te stesso, con la tua paura. Puoi anche perdere, ma se la gente quando scendi dal ring si è divertita e ti dice “bravo”, è come se tu avessi vinto. Sorridere ai colpi, la danza prima di affrontarsi….lo spettatore paga il biglietto, ed è giusto che passi dei bei momenti. Poi certo, se c’è un ballo un titolo importante, il discorso cambia!
La storia di Remo Fontana è appassionante e piena di aneddoti impossibili da racchiudere in un piccolo articolo. Se qualcuno fosse interessato ad allenarsi con un vero cultore degli sport da combattimento, o semplicemente conoscere più un bel personaggio, il contatto mail per informazioni è silviafasano@inwind.it .









